Come praticare yoga dopo essersi fatti male oppure dopo un periodo di inattività

30/11/2012

Ho cominciato a praticare yoga nel 1973, all’età di 23 anni. In quel periodo ero molto forte, ma il mio corpo era pesante e rigido. Praticando mi sentivo sempre come se stessi spostando grosse pietre ed ogni movimento era uno sforzo, come un combattimento continuo con il mio peso. Sicuramente ero meno leggera di quanto lo sono oggi (ero circa 65 Kg), ma mi sentivo ben più pesante.


Allora pensavo che per diventare esperta nello yoga dovessi solo imparare ad essere flessibile. Sì, diventare flessibile era il mio sogno e guardavo con invidia ed ammirazione chiunque lo fosse e potesse piegarsi in avanti o indietro senza alcuno sforzo.
Mi ricordo ancora quando in classe, seduta con le gambe diritte davanti a me, mi allungavo cercando di raggiungere i piedi con le mani, spingendo la testa sempre più verso le gambe. Alzavo lo sguardo in continuazione sbirciando a destra e sinistra cercando di controllare come praticavano gli altri intorno a me, perdendo l'attenzione per quello che succedeva nel mio corpo. Osservavo soprattutto quelli che praticavano yoga da meno tempo e che riuscivano già a toccare con il torace le loro gambe, pensando tra me e me quanto fossero fortunati.


Credevo che, una volta che fossi riuscita ad incrociare le gambe, a quel punto piegarsi in avanti o indietro sarebbe stato molto facile. La realtà era tutt’altra cosa.
Capii presto che il “peso” è più una questione psicologica che fisica.
Un giorno mentre stavo cercando di rimanere in equilibrio in Bakasana (la gru, in equilibrio sulle mani con le ginocchia appoggiate sulle braccia), ebbi la sensazione che fosse impossibile sollevare il mio corpo verso l’alto. Così mi fermai e mi dissi: “Io sono leggera, posso farlo facilmente, il mio corpo è molto leggero”,  a quel punto, come per miracolo, fu facilissimo raggiungere la posizione. Da allora, ogni qual volta ho la sensazione di essere pesante, parlo a me stessa, cambio il mio atteggiamento e tutto diventa più facile. Questo era solo la prima di una serie di scoperte. Tutti noi sappiamo bene cosa voglia dire avere l’atteggiamento giusto, come la mente ci influenzi, come il pensiero positivo sia importante, però metterlo in pratica è un'altra cosa. Un giorno, mentre stavo praticando Hanumanasana (la spaccata) ed ero molto lontana dal riuscire ad arrivare alla posizione finale, mi sono detta “rilassati, lasciati andare” e all'improvviso le mie gambe sono diventate più “intelligenti” riuscendo così a raggiungere facilmente la posizione.
Oggi mentre pratico, quando mi accorgo che il corpo fa resistenza e diventa duro, so che, se riesco a rilassarmi e a lasciarmi andare dal di dentro, i miei limiti personali cambiano e si espandono.


Questo era solo l’inizio, quando credevo che fare yoga significasse solo imparare gli asana. Col tempo ho capito che gli asana sono solo uno strumento per raffinare il corpo e la mente, per conoscere meglio sé stessi e per aiutarci a migliorare la nostra meditazione. Quando pratichiamo molto un asana e riusciamo a penetrare a fondo nel nostro corpo, non è la posizione in sé che è importante, ma piuttosto la maturità e la consapevolezza che riusciamo a raggiungere praticando. Essere flessibili oppure no, non è così importante. Quindi si può dire che la qualità della nostra pratica dipende solo dal "come" eseguiamo un asana, cioè dall’atteggiamento che assumiamo mentre pratichiamo.
Ma il problema più grande per chi fa yoga, è il fatto che, quando ci si fa male, per un po' di tempo non si può praticare. A questo punto pensiamo che sia tutto perduto, che con lo yoga abbiamo finito, che con il corpo abbiamo chiuso. Ma tutto ciò non è vero: niente è perso, quello che la mente e il corpo avevano imparato è ancora lì. Accade però che quando ricominciamo a praticare dopo un periodo di inattività, cerchiamo subito di raggiungere lo stesso livello che avevamo prima dell'interruzione per ritornare allo "stato di forma ideale". Ma spesso questo atteggiamento fa sì che ci si faccia di nuovo male, invece quello che dovremmo tenere ben in mente, è il fatto che, anche se non pratichiamo, nulla va perduto. Ciò che abbiamo imparato dallo yoga, rimarrà sempre dentro di noi, perdiamo solo in tonicità di muscoli e in flessibilità del corpo. Così quando riprenderemo a praticare dobbiamo stare molto attenti a non esagerare. Dobbiamo imparare solo come far  tornare la forza nei muscoli, la resistenza e la capacità di mantenere le posizioni a lungo. Come riacquistare forza dopo un incidente, è stata la mia sfida più grande di tutti questi anni passati a praticare yoga (chi non ha mai avuto un problema che gli ha impedito di praticare?). Ricordate che non è importante quanto e cosa facciamo, ma bensì come lo facciamo. E' la qualità della pratica che conta, non la quantità.


Così, ricominciate con pochi asana, poi aumentate gradatamente giorno dopo giorno. Mantenete la posizione per poco tempo che incrementerete solo quando vi sentirete pronti. E’ meglio se praticate tutti i giorni (abhyasa) con costanza, solo così migliorerete la vostra resistenza. Se avete la sensazione che il  corpo faccia fatica o tremi, non forzatelo e vi accorgerete che diventerà ogni giorno più forte. Rispettate il  corpo, rispettate i  limiti. Ricordatevi che è  la consapevolezza con la quale si pratica che fa la differenza.
Se vi siete operati o seguite una terapia, prima di ricominciare a praticare yoga chiedete al vostro medico se potete riprendere l’attività senza rischi. Chiedete anche ad un insegnante più esperto di voi di guidarvi nella pratica.